a volte tokyo era troppo perfetta, troppo pulita fino a rasentare le atmosfere asettiche e sterili degli ospedali...
e te ne rendi conto quando a roma vedi ogni singolo pezzetto di muro, marciapiede, panchina scritto segnato sporco da qualcuno che è passato prima di te.
te ne rendi conto quando scrivi il portfolio e cerchi di giustificare il perchè hai scelto come argomento del tuo progetto a tokyo i fili dell'elettricità, di un disordine e sporcizia che forse neppure qui in italia.. e ti rendi conto che non volevi mica metterli in ordine ma solo dire ai giappi..."state a guardare quanto sono belli..."
o te ne rendi conto quando studi architettura e apprezzi tanto quei 4 giovani architetti laureati anche loro al polimi(solo un pò prima di te quando ancora c'era lavoro) che nel 69 ristrutturavano musei e costruivano torri lavorando con le preesistenze storiche...che a tokyo vengono cancellate tutte una per una, a partire dalla cicca di sigaretta col rossetto stampato della lady di turno...accuratamente raccolta con tanto di guantini e cancellata, eliminata, distrutta.
a tokyo l'unico segno che la gente c'è sono i locker.
loro stanno li, a guardarti, ovunque... ovunque tu sia, stanno li, tutti ordinati in fila con i loro numerini e allora è li che hai la certezza che qualche valigetta giappa ha trovato riposo per qualche ora proprio li e così anche a tokyo per un attimo puoi non sentirti sola.
sabato 8 settembre 2007
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2 commenti:
sono seriamente commossa, davvero!
grazie per essere tornata "agguerrrita" più che mai a commentare il mio blogghe.
sono commossa...davvero!
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